Come nasce la cessione del quinto

Cessione del quinto e le sue leggi; Il periodo post bellico italiano è stato caratterizzato dall’introduzione di provvedimenti che hanno sostanzialmente modificato i rudimenti delle leggi con cui il potere governativo, fino a quel momento deputato alla guida del Paese, cercava di dare un inquadramento preciso all’assistenza sociale su diversi fronti.

Difatti è negli anni cinquanta che, in particolare per favorire la classe dei lavoratoti pubblici, norme e regolamenti delineavano l’impostazione di quello che sarebbe divenuto il complesso sistema bancario cui essi potevano accedere, ossia ottenere in prestito somme di denaro impegnando una parte delle sostanze mensili.

Questa innovativa formula di finanziamento, cui venne attribuito il nome di cessione del quinto, prevedeva che ogni dipendente pubblico e parapubblico avesse il diritto di richiedere un prestito in funzione delle spettanze mensili, da restituire in un piano di ammortamento a rate costanti, il cui singolo ammontare non eccedesse il 20% dello stipendio.

Progressivamente esteso anche ai pensionati dello stesso comparto che cominciavano a ingrossare le liste dell’INPS, la cessione del quinto divenne la forma di indebitamento migliore, in quanto i tassi di interesse applicati, concomitanti con flessibilità e immediatezza nell’ottenimento delle cifre richieste in prestito, erano in netta contrapposizione a quanto ci si potesse aspettare dallo strapotere che gli istituti di credito monopolizzavano nei confronti della clientela.

Il boom economico degli anni settanta e ottanta è stato per il sistema creditizio nazionale, il vero banco di prova per il credito al consumo, di cui la cessione del quinto rappresentava il non plus ultra per ottenere un prestito non finalizzato, ossia senza uno scopo preciso per essere erogato, la cui garanzia di solvibilità era rappresentata dalla presenza di una fonte di reddito periodica certa, fosse essa busta paga o cedolino di pensione.

Ma soprattutto la certezza per l’istituto erogante di essere tutelato dalla partecipazione attiva del datore di lavoro, quindi lo Stato con le sue diverse diramazioni burocratico-amministrative, che tratteneva direttamente la quota cedibile da corrispondere per coprire il debito.

L’evoluzione del panorama sociale e bancario con la cessione del quinto

Il progresso economico cui è legato quello sociale, tecnologico e finanziario di settori che con gli anni configurano la connotazione industriale, commerciale e in generale produttiva di una nazione, spingono chiaramente i vari canali a supporto della mobilità di capitali ad adeguarsi a tali cambiamenti.

Il crescente numero degli impiegati del settore privato, cui si legavano le sorti di centinaia di migliaia di richieste di accesso al credito diretto, nonché l’incedere delle privatizzazioni in retaggi fino ad allora di esclusivo interesse statale, hanno riformulato da parte del governo l’appannaggio del diritto alla cessione del quinto, non più solamente ai dipendenti o pensionati pubblici.

Ciò ha fatto in modo che la facilità di accesso a una formula di finanziamento agevolata, non vincolata a iter di approvazione, in quanto beneficio esteso anche ai lavoratori del settore privato, facesse registrare un escalation di esposizione da parte di banche e finanziarie come mai prima d’allora.

La cessione del quinto e come questa viene applicata

Inizialmente dalle stesse gestita in maniera incontrollata e con applicazione di tassi di interesse al limite dell’usura, cui si sono rese necessarie azioni da parte della governance centrale, nel definire la trasparenza con cui dovessero chiarirsi modalità e proposte, la cessione del quinto è, a oggi, la prassi per accedere più rapidamente al finanziamento personale, esponendosi per una quota ben definita della propria capacità reddituale.

Coinvolgendo anche la capacità debitoria il cui storico, con eventuali segnalazioni al CRIF o procedure giudiziarie come protesto e pignoramento, non costituisce un ostacolo alla possibilità di ottenere credito, la posizione reddituale di un soggetto rappresenta la base su cui poter fondare il presupposto di un massimo erogabile e della relativa quota cedibile.